WhatsApp: la chat istantanea vale la nostra privacy?

Chi non usa WhatsApp? La piattaforma è ormai in costante crescita: sono 1,3 miliardi gli utenti attivi ogni giorno sull’app per la messaggistica istantanea più utilizzata che conta quasi  55 miliardi di messaggi inviati ogni 24 ore e oltre 4,5 miliardi di foto ed un miliardo di video scambiati quotidianamente tra i suoi utenti. È in crescita, però, anche il desiderio di privacy degli utenti.

ONLINE – Capita che ci si ritrovi sommersi da centinaia di gruppi che fanno vibrare continuamente i nostri smartphone oppure da insistenti  (ed inutili) “catene” di messaggi che non fanno altro che distogliere la vostra attenzione durante il lavoro, lo studio oppure il tanto meritato relax. La soluzione per questi problemi è dietro l’angolo: silenziare gruppi e conversazioni potrebbe essere salvifico per i vostri nervi e la batteria del cellulare. Ma cosa accadrebbe se voleste ritagliarvi un pezzo di tranquillità in più? Disabilitare la funzione “Online”, ovvero quella  che quando si è connessi a WhatsApp informa tutti i contatti della nostra presenza, non è possibile: ciò che possiamo fare è soltanto disabilitare la visualizzazione del nostro ultimo accesso ai nostri contatti ed anche a chi non è presente tra essi. Proprio in virtù della funzione “Online”, è impossibile nascondere quando siamo realmente connessi ed operativi su WhatsApp, cosa che potrebbe rendere note le nostre abitudini: ad esempio, chiunque potrebbe notare che dalle 8 alle 13 siamo a lavoro o che dalle 24 alle 7 dormiamo poiché non siamo mai online. Un rischio non da poco per la nostra privacy, come ha evidenziato una ricerca di Rob Heaton, un ricercatore informatico che monitorando i suoi contatti per una settimana è stato in grado di conoscerne abitudini lavorative e non (non è difficile dedurre quando una persona va a letto e quando si risveglia al mattino); tale analisi ha evidenziato come un qualunque malintenzionato possa raccogliere dati su ampia scala per poi venderne il contenuto a società pubblicitarie o con particolari interessi collegati alle abitudini degli consumatori. Uno scenario complottistico? Probabilmente sì, ma bisogna tenere anche conto del fatto che qualche tempo era stato proprio lo stato “In linea” della vecchia chat di Facebook a consentire ad alcuni hacker di vendere informazioni sugli utenti.

PIU’ PRIVACY, MENO DISTRAZIONI – Proteggere la nostra privacy oppure il nostro tempo che delle volte viene sottratto dalle chat di WhatsApp non è sempre facile. Per questo però ci sono strumenti alternativi, come l’invio di SMS da cellulare o dal web (piattaforme come www.smshosting.it  consentono di inviare messaggi a gruppi di persone o singoli numeri a costi molto più bassi rispetto ai comuni gestori di telefonia). Vi sono poi strumenti come “Can’t Talk”, un’app di recente sviluppo (disponibile in fase beta solo per Android) che risponde automaticamente alle chat al posto vostro per segnalare che non siete disponibili in quel momento. Basta impostare un messaggio standard, selezionare le app sulle quali è possibile utilizzarlo (c’è anche Telegram) ed avviare il “risponditore automatico”. Can’t Talk funziona anche con i gruppi ed è possibile scegliere il lasso di tempo trascorso il quale deve intervenire per inviare un messaggio agli altri utenti della conversazione per dire che non possiamo prendere parte al discorso. Al momento l’applicazione non è gratuita, ma dopo due settimane di prova è possibile disattivarla o pagare €1,29 per l’abbonamento annuale o €3,69 per un servizio senza alcuna scadenza. La proverete?

Articolo scritto da Mr. Nerd • 23 ottobre 2017 • Guide smartphone e tablet

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